Gestire il 2021

SEMPLICITA' E CHIAREZZA MA ANCHE PROFONDITA' E LUNGIMIRANZA

Responsabili e nello stesso tempo consapevoli. Attenti e nello stesso tempo sereni. Disciplinati e nello stesso tempo correttamente liberi... Insomma, il difficile avvio del 2021 ci richiede un atteggiamento e un comportamento maturo, equilibrato e integrato. Da "costruttori di bene", insomma.
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Il presidente della repubblica, Mattarella, ha rivolto il suo messaggio di fine anno agli italiani con la sua abituale pacatezza e positività di tono e di contenuti. Un messaggio per “costruttori” di bene comune, come li ha chiamati, e non per divisivi protestatari. E’ bene tenerne conto, ma nello stesso tempo ci sembra doveroso delineare con concretezza immediata anche alcuni necessari punti operativi che urgono, fin da questi primi giorni del nuovo anno, alla ripresa del nostro paese, se tale ripresa vuole essere duratura ed equa. Mi permetto di dirlo a titolo personale ma anche a nome del piccolo laboratorio di DemocraziaComunitaria. E per cominciare osservo che:
  1. Il carattere nuovo e straordinario, per origine e diffusione, della pandemia da coronavirus;
  2. i tempi eccezionalmente rapidi di realizzazione dei vaccini proposti per combatterlo;
  3. i tempi più specificamente problematici di sperimentazione per testarli;
  4. la dimensione pervasiva e non bloccabile, a livello planetario, delle relazioni economiche e finanziarie, particolarmente commerciali, e di quelle personali (lavorative, di studio, politiche, etc.) che fanno da veicolo al virus;
  5. l’accresciuto peso degli interessi organizzati, diretti e indiretti, di carattere politico, economico e di potere (multinazionali e multisettoriali) coinvolti nella sua gestione;
  6. l’inadeguato sviluppo degli studi inerenti ai possibili effetti collaterali di più lungo periodo dei citati vaccini:
 
sono le sei ragioni più essenziali che suggeriscono, allo stato attuale delle cose, criteri di tempestività ma accompagnata da intelligente gradualità e da non rigida obbligatorietà iniziale nella somministrazione dei vaccini stessi. L’obbligatorietà, in particolare, potrà essere raggiunta eventualmente dopo un ragionato e ragionevole periodo di attenta osservazione e studio dei progressivi effetti dei vaccini.
Per converso, il distanziamento fisico (mai sociale!), l’igiene attenta, l’utilizzo delle mascherine, o schermature trasparenti, restano i tre criteri essenziali per l’affrontamento della pandemia a livello di comportamenti personali, mentre il funzionamento più efficiente delle strutture sanitarie ordinarie e una politica severa dei controlli lo sono a livello collettivo; per questo ultimo criterio, in particolare, cioè il controllo, è giusto e maturo e responsabile che venga utilizzato ormai anche l’esercito in funzione di ordinaria polizia di prevenzione e sanzione: più che mai sono infatti maturati, e in verità da ben prima che scoppiasse il coronavirus,  i tempi per una concezione molto più integrata del concetto di sicurezza del paese.
In sintesi, la grande medicina per le emergenze, il grande rimedio per le condizioni eccezionali, ancora una volta, vanno cercati nella maggiore efficienza delle strutture ordinarie, non nella brillantezza inventiva delle formule emergenziali; nella cultura della gestione evolutiva, non nella schizofrenia maniacale delle riforme. Questo vale anche per la gestione del sistema sanitario pubblico, irresponsabilmente impoverito in questi ultimi anni a vantaggio di dubitabilissime privatizzazioni e aziendalizzazioni.
Per quanto poi riguarda la pandemia parallela a quella sanitaria, cioè la pandemia che fin dall’inizio abbiamo chiamato economica e sociale, e che si concretizza soprattutto nella drammatica precarizzazione lavorativa e reddituale di molti cittadini, e nel frequente infragilimento psicologico di tante persone, da cui vengono anche suicidi e violenze familiari e destabilizzazione genitoriale ed altri gravi e a volte permanenti malanni familiari e sociali, ribadiamo che il problema non va affrontato chiudendo e assistenzializzando le attività economiche bensì rallentandole e prolungandole contemporaneamente: cioè facendo esattamente il contrario di quanto si fa.
Ad esempio, un ufficio postale o una banca, ma anche un ristorante o un ufficio amministrativo aperto al pubblico, non soltanto non devono accorciare l’orario di apertura agli utenti, come purtroppo stanno facendo, ma, esattamente al contrario, devono prolungarlo per consentire di servire con maggiore distanziamento gli utenti stessi, rassicurandoli e facendo fronte all’impegno, esattamente, attraverso assunzioni e collaborazioni cui vanno finalizzate le risorse della “politica dei ristori”, oggi irrazionalmente, assistenzialisticamente e improduttivamente, cioè scioccamente,  destinate a una miserevole e umiliante politica di elemosina diffusa e neppure equamente distribuita. Va ristorata l’economia sostenendo il lavoro, incrementando i servizi e rallentandone i folli ritmi, non vietandoli o limitandone la durata e la fruibilità.
Infine, un dramma che rischia di lasciare un segno negativo grave di disinvestimento umano e sociale per il futuro, è anche quello che vede chiusa o altalenantemente aperta la scuola, punto di riferimento psicologico e formativo fondante – per quanto impoverito – dei nostri ragazzi e della società. La scuola deve essere, anch’essa, permanentemente aperta e non chiusa: aperta riducendo ad esempio gli orari dei singoli turni a due o tre ore, aperta riducendo il numero degli alunni per classe a cinque o a dieci invece dei soliti venti o venticinque, e dunque rendendo gestibile e controllabile il distanziamento fisico, aperta riducendo i docenti per classe a uno o due rispetto agli attuali cinque o dieci, e…  ma calma, ragazzi: non tornate a ripetermi la grande sciocchezza secondo la quale un insegnante di italiano non può fornire un accompagnamento di base al ragazzo che studia matematica, perché stiamo parlando di elementi-base della formazione e non di specialismi universitari: dobbiamo formare i ragazzi, non tecnicizzarli specialisticamente, compito che tocca appunto all’università. Che se poi un insegnante non è in grado di fare questo, cioè di svolgere il ruolo di formatore-accompagnatore del cammino dei ragazzi, significa che insegnante forse  lo è ma formatore certamente no, e che bisogna dunque tornare a indirizzarlo in senso corretto e urgente a questa primaria e basilare funzione: e lo si può e lo si deve fare lasciando aperta la scuola.
Insomma, per far funzionare servizi ed economia non bisogna abolirli ma… organizzarli ancora meglio!
La brutta pandemia potrebbe in sintesi trasformarsi, in realtà, in una costruttiva opportunità di crescita, se adottassimo una decorosa base di scienza e coscienza, che sembrano invece latitanti e sostituite da verbosità e appariscenza.
In questo spirito, buon 2021 a ogni buona volontà. Anzi, fraternamente, buon 2021 a tutti: anche a quelli che di buona volontà non ne hanno molta, o non hanno molta fiducia in essa, affinchè vengano a far parte della nostra famiglia di volonterosi. Che per definizione accoglie tutti. Coraggio, forza e luce per tutto il 2021, anzi per tutta la vita!
                                                                                                         
                                                                                                                                 (Giuseppe Ecca)
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